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Al San Luigi Gonzaga restituita la vista a un occhio senza più speranze

Utilizzando l’intelligenza artificiale, progettato un cristallino artificiale personalizzato

Il grave difetto visivo e del campo visivo non poteva essere corretto con lenti. Era stata valutata anche la possibilità di intervenire sulla cornea con laser ad eccimeri, ma le caratteristiche estremamente particolari dell’occhio rendevano i parametri necessari incompatibili con i limiti di applicazione della tecnologia.

È a questo punto che l’intelligenza artificiale è diventata uno degli strumenti a disposizione dello specialista per costruire una soluzione terapeutica personalizzata. Insieme alla ripetizione degli esami specialistici, necessaria a causa della variabilità dei parametri oculari, l’IA è stata utilizzata per il calcolo biometrico, per effettuare simulazioni e, soprattutto, per progettare le caratteristiche del secondo cristallino artificiale da impiantare tenendo conto delle alterazioni anatomiche, delle patologie pregresse e degli esiti delle ripetute infiammazioni.

L’intervento è stato eseguito con tecnica mininvasiva attraverso microaccessi corneali. Il professor Nuzzi ha rimosso i residui della precedente cataratta e le numerose aderenze, ricostruito l’iride, la pupilla e la camera posteriore e inserito il nuovo cristallino artificiale, posizionandolo anteriormente a quello impiantato nel precedente intervento e posteriormente all’iride, preservando al tempo stesso la cornea già compromessa.

Dopo il trattamento di entrambi gli occhi, la paziente è passata da meno di 1/10 a 8/10 nell’occhio destro e da 1/10 a 10/10 nell’occhio sinistro, senza necessità di correzione aggiuntiva. È stata inoltre recuperata la collaborazione funzionale fra i due occhi, con il ripristino della visione stereoscopica e tridimensionale, compromessa da molti anni.

«La complessità di questo caso nasceva dalla sovrapposizione di numerosi problemi anatomici e funzionali e dagli esiti degli interventi e delle infiammazioni precedenti - spiega il professor Raffaele Nuzzi - Non esisteva una soluzione standard applicabile alla paziente. Lintelligenza artificiale ci ha fornito uno strumento importante per integrare i diversi parametri, effettuare le simulazioni e soprattutto progettare il secondo cristallino artificiale necessario per questo specifico occhio. La tecnologia, però, diventa realmente utile quando viene inserita allinterno della valutazione clinica e dellesperienza chirurgica. Il risultato più importante è che oggi i due occhi sono tornati a lavorare insieme, con un recupero della visione stereoscopica e tridimensionale».

L’intervento si inserisce nell’attività ad alta complessità della Struttura di Oftalmologia del San Luigi, che esegue circa 1.000 interventi chirurgici complessi ogni anno. L’attività comprende la chirurgia dei tumori palpebrali con ricostruzione plastica, il trattamento delle gravi alterazioni congiuntivali con ricostruzione, tutte le tipologie di trapianto di cornea e di chirurgia del glaucoma, gli interventi per distacco di retina con approccio esterno e/o vitrectomia e le vitrectomie per patologie come il foro maculare e tutte le altre patologie vitreo-retiniche.

«Questo intervento racconta bene quale debba essere il ruolo dellinnovazione in sanità: mettere strumenti sempre più avanzati nelle mani di professionisti capaci di utilizzarli per trovare risposte nuove ai bisogni dei pazienti - sottolinea Davide Minniti, direttore generale dell’AOU San Luigi Gonzaga - In questo caso lintelligenza artificiale non sostituisce la competenza del medico, ma ne amplia le possibilità. Il risultato raggiunto dal professor Nuzzi e dalla sua équipe, unico in Italia, è espressione dellelevato livello di specializzazione della nostra Oftalmologia e della capacità del San Luigi di tradurre ricerca e innovazione in opportunità concrete di cura».

 

Intervento
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